Il ritorno alla terra: 142 giovani stanno ripopolando i borghi degli Alburni
Da Roscigno a Sant'Angelo a Fasanella, da Aquara a Corleto Monforte: due anni di interviste, mappe e numeri raccontano la nuova generazione che torna sul massiccio.
Il viaggio comincia all'alba davanti al forno di comunità di Sant'Angelo a Fasanella, dove Anna sta scaricando dalla cinquecento i sacchi di farina di grano antico. È tornata qui due anni fa da Bologna; oggi impasta 110 chili di pane a settimana e li distribuisce in cinque paesi del massiccio.
Per capire come ci siamo arrivati bisogna riavvolgere indietro di tre anni, quando la Regione Campania decise che il bando «Ritorno ai Borghi» non poteva essere un'altra fotocopia. Le carte che abbiamo letto — oltre 900 pagine tra graduatorie, perizie e contratti — raccontano una scelta precisa: dare la priorità ai progetti collettivi.
Non c'è un solo modello di ritorno. Ci sono cooperative olivicole come quella di Aquara, b&b familiari nel centro storico di Ottati, scuole di musica popolare a Castelcivita, una piccola casa editrice a Roscigno che ristampa testi dimenticati sul folklore degli Alburni. Sulla carta, sono 142 persone in più sotto i 40 anni. Sul campo, la storia è ancora più ricca.
